Un elettrodotto a 400 kV nel cunicolo esplorativo del Brennero?

Un elettrodotto di grandissima capacità nel cunicolo pilota del Brennero: si rischia un’opera inutile dentro un’altra opera inutile.

Tra gli interventi allineatisi durante la conferenza “Corridoi verdi nella Rete TEN” organizzata da Arge Alp e Piattaforma Corridoio del Brennero a Trento il 6-7 settembre 2011 uno in particolare ci ha colpito per la sua apparente illogicità, pur non avendo dimestichezza con i problemi del trasferimento dell’energia elettrica a distanza.

I proff. Benato e Fellin dell’Università di Padova, Dipartimento di Ingegneria elettrica, hanno parlato di “Elettrodotti nel cunicolo pilota del Brennero: opportunità e valore aggiunto per un’integrazione tra grandi sistemi - Proposta per una analisi di dettaglio”. Sulla base delle loro diapositive , abbiamo chiesto un commento al Prof. Antonio Zecca dell’Università di Trento.

Come considera l’impostazione generale di questa proposta e l’idea sottesa che lo scambio di energia elettrica tra Italia e Austria sia insufficiente?
Nella proposta che ho esaminato è possibile identificare molti punti deboli.
Come in molti approcci "sviluppisti" anche in questo si fa ricorso ad affermazioni non dimostrate. Per esempio (slide n. 2 della presentazione di Benato e Fellin) si sottolinea la "assenza di interconnessione 400 kV Italia - Austria" ma non si spiega il motivo di questa interconnessione debole, che nella realtà dipende dalla larga autosufficienza in energia elettrica delle due regioni confinanti (Austria e Trentino - Alto Adige) e dall’inutilità di scambiare questa energia da Sud a Nord e viceversa. Come viene ammesso dal rapporto esaminato (slide n. 5), lo scambio netto 2010 tra le reti di Austria ed Italia è stato di 1321 GWh pari al 2,6% del trasferimento totale con le nazioni circostanti dell’arco alpino (cioè quasi niente); addirittura secondo il progetto la nuova linea potrebbe scambiare il 36,4 % della totale energia scambiata nel 2010 (slide n. 19), cioè ben 14 volte di più di oggi. A chi serve?
L’idea sostanziale sottesa dagli argomenti proposti è che una "forte interconnessione Italia Austria" sia necessaria. Ciò non corrisponde al vero: più interconnessione presuppone un aumento dei consumi elettrici in Italia e Austria mentre è noto che i consumi in Italia sono in diminuzione da alcuni anni e che in entrambi i paesi la crisi attuale - destinata a durare molti anni lasciando grossi cambiamenti nel modello di consumo - ridurrà ulteriormente la domanda.
Appare dunque poco ragionevole proporre (slide n. 9) una linea con capacità di trasmissione di 2200 MVA (a 400 kV), cioè grossolanamente 2200 MW, a fronte della capacità di trasferimento netto attuale che è di 220 MW. In altri termini, la proposta è di moltiplicare per dieci la capacità di trasmissione esistente: come se qualcuno proponesse di allargare l'Autobrennero fino a 20 corsie per sopperire a future indeterminate necessità di traffico merci. Non sarebbe infine realistico ipotizzare che questo nuovo scambio tra Italia e Austria potrebbe servire anche regioni non strettamente alpine, come la Baviera o la pianura padana. Un incremento di interconnessione non potrebbe infatti essere utile a grande distanza dal Brennero per la semplice ragione che le perdite delle linee di trasmissione su distanze di 150/200/300 km renderebbero l’infrastruttura economicamente insostenibile.

E l’impatto ambientale dell’eventuale realizzazione?
Quando si individua nei "vincoli ambientali per il passaggio di una linea elettrica tradizionale a 400 kv" una delle spiegazioni sull’assenza di interconnessione forte (slide n. 6) e si definisce (slide n. 7) il nuovo elettrodotto “a impatto ambientale quasi nullo” sembra si voglia dissimulare lo scempio e l’incremento di nocività ambientale che - in aggiunta al tratto di linea elettrica nei circa 60 km del cunicolo esplorativo - si verificherebbero a causa delle nuove inevitabili linee aeree a 400 kV da Fortezza a Verona (con impatto almeno sei volte maggiore rispetto al primo tratto).

Il fatto che non risultano mai realizzate almeno in Europa opere equivalenti fa sorgere qualche dubbio a proposito della gestione e della sicurezza delle nuove linee ipoteticamente funzionanti.
Entrando un po’ più nel merito di alcune specifiche tecniche si può leggere (slide n. 15) che tra le questioni da affrontare nell’ambito del progetto esecutivo ci sarebbe il "possibile recupero delle perdite joule che configurerebbero una sorta di linea a perdite nulle". Detto in modo più semplice, si avrebbe che in un tunnel lungo quasi 60 km queste nuove linee rilascerebbero (perdite) fino a un massimo di 60 MW di calore cioè 1 kWatt per ogni metro di lunghezza, come dire una stufa da 1kWatt per ogni metro in un tubo di circa 4 metri di diametro (una stufa da un kWatt in una stanza da 2x2 metri!). Ma con questi dati, se non ci fosse una ventilazione forzata spaventosa - con 60 (o forse 120) relative stazioni di pompaggio - andrebbe tutto a fuoco. Cosa succederebbe in caso di guasto al sistema di ventilazione (di cui non è valutata la probabilità) e chi pagherebbe l'energia per farlo funzionare?

In ultima analisi, si tratterebbe di un progetto vantaggioso per la collettività?
Che la Comunità Europea nell’ambito del Programma TEN-Energy abbia finanziato uno studio di fattibilità preliminare (slide n. 13) non significa affatto che nei futuri anni di crisi finanzierebbe un'opera palesemente inutile. Come al solito si utilizzano le scelte UE (che non manca di grandi responsabilità) per tirare la giacca delle autorità italiane. Enfatizzare (slide n. 7) la "possibilità di utilizzo sinergico di un'altra grande opera di comunicazione" indica che l’obiettivo di un intervento del genere sarebbe quello di coinvolgere tutti i decisori pubblici nazionali e comunitari in spese (l’elettrodotto) unicamente funzionali a giustificare le non sostenibili spese per il tunnel del Brennero. Gli scambi di energia elettrica non c'entrano.